Le ragazze mi guardarono sorridendo maliziosamente.
–Ma Gesù, com'è pallido", esclamò Louisa, guardandomi più da vicino. Non va bene; se venissi spesso qui, saresti grande come un uomo grasso.
–E cosa vi sembro? -dissi alle ragazze.
–Dico io", disse Transito. -Disse Transito: "Beh, cosa penseremo di lui, se è laggiù a studiare e…
–Abbiamo avuto tante cose buone per te", interruppe Lucia: "abbiamo lasciato la prima badea del nuovo cespuglio danneggiata, aspettandoti: giovedì, pensando che saresti venuto, abbiamo mangiato una crema così buona per te....
–E che peje, eh Luisa? -aggiunse José; "se questa è stata la prova, non sapevamo cosa fare con lui. Ma ha avuto motivo di non venire", continuò, in tono grave; "c'è stato un motivo; e visto che presto lo inviterai a passare un'intera giornata con noi? Non è vero, Braulio?
–Sì, sì, facciamo pace e parliamone. Quando sarà il grande giorno, signora Luisa? Quando sarà, Tránsito?
Era pazza come un cappellaio e non avrebbe alzato lo sguardo per vedere il suo ragazzo per tutto l'oro del mondo.
–È tardi", disse Luisa, "non vedi che la casetta ha bisogno di essere imbiancata e le porte devono essere montate? Sarà il giorno della Madonna di Guadalupe, perché Tránsito è un suo devoto.
–E quando?
–E tu non lo sai? Beh, il 12 dicembre. Non ti hanno detto che vogliono fare di te il loro padrino?
–No, e il ritardo nel darmi questa buona notizia non lo perdono al Transito.
–Ho detto a Braulio di dirtelo, perché mio padre pensava che fosse meglio così.
–Sono grato di questa scelta come non potete immaginare; ma è nella speranza che presto mi farete diventare un compagno.
Braulio guardò con molta tenerezza la sua bella sposa e lei, imbarazzata, si affrettò a organizzare il pranzo, portando con sé Lucia.
I miei pasti a casa di José non erano più come quelli che ho descritto in un'altra occasione: facevo parte della famiglia; e senza alcun apparecchio da tavola, tranne l'unico pezzo di posate che mi veniva sempre dato, ricevevo la mia razione di frisoles, mazamorra, latte e camoscio dalle mani della signora Luisa, seduta né più né meno di José e Braulio, su una panca fatta di radice di guadua. Non senza difficoltà li abituai a trattarmi così.
Anni dopo, viaggiando per le montagne del Paese di Giuseppe, vidi, al tramonto, allegri contadini arrivare alla capanna dove ero stato ospitato: dopo aver lodato Dio davanti al venerabile capofamiglia, aspettavano intorno al focolare la cena che la vecchia e affettuosa madre distribuiva: un piatto bastava per ogni coppia di sposi; e i piccoli facevano i grembiulini appoggiati sulle ginocchia dei genitori. E io distolsi lo sguardo da queste scene patriarcali, che mi ricordavano gli ultimi giorni felici della mia giovinezza....
Il pranzo è stato succulento come al solito, condito da una conversazione che ha rivelato l'impazienza di Braulio e José di iniziare la caccia.
Erano circa le dieci quando, con tutti pronti, Lucas carico della carne fredda che Luisa aveva preparato per noi, e dopo le entrate e le uscite di José per mettere i cubetti di cabuya e altre cose che aveva dimenticato, siamo partiti.
Eravamo in cinque cacciatori: il mulatto Tiburcio, manovale della Chagra; Lucas, un Neivano di una vicina hacienda; José, Braulio e io. Eravamo tutti armati di fucili. Quelli dei primi due erano fucili da caccia, eccellenti, ovviamente, secondo loro. José e Braulio portavano anche lance, accuratamente equipaggiate con lance.
Non c'era più un cane utile in casa: tutti, a due a due, andarono a ingrossare il gruppo di spedizione, ululando di piacere; e perfino il preferito della cuoca Marta, Piccione, che i conigli temevano per la cecità, tirò fuori il collo per essere annoverato nel numero degli abili; ma Giuseppe lo liquidò con uno zumba! seguito da qualche umiliante rimprovero.
Luisa e le ragazze erano inquiete, soprattutto Tránsito, che sapeva che sarebbe stato il suo ragazzo a correre il pericolo maggiore, dato che la sua idoneità al caso era indiscutibile.
Approfittando di un sentiero stretto e intricato, iniziammo a risalire la riva settentrionale del fiume. Il suo alveo inclinato, se così si può chiamare il fondo di giungla del burrone, orlato da rupi sulle cui cime crescevano, come sui tetti, felci ricciolute e canne aggrovigliate da rampicanti fioriti, era ostruito a intervalli da enormi pietre, attraverso le quali le correnti sfuggivano in rapide onde, zampilli bianchi e piumaggi capricciosi.
Avevamo percorso poco più di mezza lega, quando José, fermatosi all'imboccatura di un ampio fosso asciutto, murato da alte pareti rocciose, esaminò alcune ossa malamente rosicchiate sparse sulla sabbia: erano quelle dell'agnello che era stato usato come esca dalla bestia selvatica il giorno prima. Braulio ci precedette, mentre José e io ci addentrammo nel fosso. Le tracce si stavano alzando. Braulio, dopo un centinaio di canne di salita, si fermò e senza guardarci ci fece cenno di fermarci. Ascoltò le voci della giungla, inspirò tutta l'aria che il suo petto poteva contenere, guardò l'alto baldacchino che i cedri, le jiguas e gli yarumos formavano sopra di noi e proseguì con passi lenti e silenziosi. Dopo un po' si fermò di nuovo; ripeté l'esame che aveva fatto alla prima stazione; e mostrandoci i graffi sul tronco di un albero che spuntava dal fondo del fosso, disse, dopo un nuovo esame delle tracce: "Questa è la strada da cui è uscito: è noto che è ben mangiato e ben baquiano". La chamba terminava venti canne più avanti con un muro dalla cui sommità si sapeva, dalla buca scavata ai piedi, che nei giorni di pioggia i torrenti della pedemontana scendevano da lì.
Contro il mio giudizio, cercammo di nuovo la riva del fiume e continuammo a risalirla. Ben presto Braulio trovò le tracce della tigre su una spiaggia, che questa volta arrivavano fino alla riva.
Bisognava accertarsi se la bestia fosse passata da quella parte verso l'altra o se, impedita dalle correnti, già molto forti e impetuose, avesse continuato a risalire la riva dove ci trovavamo, cosa più probabile.
Braulio, con il fucile puntato sulla schiena, guadò il torrente, legandosi alla vita un rejojo, la cui estremità José teneva per evitare che un passo falso facesse rotolare il ragazzo nell'immediata cascata.
C'è stato un profondo silenzio e abbiamo messo a tacere gli occasionali guaiti impazienti dei cani.
–Qui non c'è traccia", disse Braulio dopo aver esaminato le sabbie e il sottobosco.
Quando si alzò in piedi, girato verso di noi, sulla cima di un dirupo, capimmo dai suoi gesti che ci stava ordinando di stare fermi.
Si è tolto il fucile dalle spalle, l'ha appoggiato al petto come per sparare alle rocce dietro di noi, si è sporto leggermente in avanti, fermo e calmo, e ha sparato.
–Là! -gridò, indicando le rupi boscose di cui non riuscivamo a vedere i bordi; e saltando giù sulla riva, aggiunse:
–La corda tesa! I cani più in alto!
I cani sembravano consapevoli di quanto era accaduto: non appena li abbiamo liberati, seguendo l'ordine di Braulio, mentre José lo aiutava ad attraversare il fiume, sono scomparsi alla nostra destra attraverso i canneti.
–Tieni duro", gridò ancora Braulio, raggiungendo la riva. -gridò ancora Braulio, guadagnando la riva; e mentre caricava frettolosamente il fucile, vedendomi, aggiunse:
–Tu qui, capo.
I cani erano all'inseguimento della preda, che non doveva avere una via d'uscita facile, dato che i latrati provenivano dallo stesso punto del pendio.
Braulio prese una lancia da José, dicendo a entrambi:
–Voi più in basso e più in alto, per sorvegliare questo passo, perché la tigre tornerà sulle sue tracce se scappa da dove si trova. Tiburcio con te", aggiunse.
E rivolgendosi a Lucas:
–I due girano intorno alla cima della roccia.